Le Meccaniche Artistiche

Ogni macchina nasce due volte.
Prima come funzione.
Poi come immaginario.

Il metallo ricorda ciò che il tempo dimentica.
Ruote, ingranaggi, geometrie del movimento:
sedimenti di un desiderio umano di attraversare il mondo,
accelerarlo, comprenderlo.

Ciò che chiamiamo tecnica
è forse una forma di nostalgia organizzata.
Un archivio di gesti ripetuti,
un linguaggio costruito tra attrito e invenzione.

La materia si accumula,
le forme persistono,
gli oggetti sopravvivono ai loro creatori.

Eppure ogni meccanica contiene una vertigine:
il desiderio di superare il proprio limite.
La macchina smette di essere utensile
e diventa cosmologia.

L’ingranaggio non produce soltanto movimento:
produce immaginazione.
Una grammatica invisibile tra ordine e caos,
tra precisione e sogno.

Forse il futuro non nasce dal nuovo,
ma dalla collisione tra memoria e possibilità.
Dove la tecnica incontra il simbolo.
Dove il tempo si piega su sé stesso.

E allora tutto implode in luce:
energia, frammenti, sistemi, visioni.

La macchina non scompare.
Si trasforma.
Da oggetto a linguaggio.
Da funzione a mito.
Da meccanica a immagine.

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