La pelle della memoria

La pelle non dimentica.
Registra. Assorbe. Trattiene.
Ogni gesto lascia una traccia,
ogni sguardo incide una forma invisibile.
Sotto la superficie, la memoria non è un archivio:
è una ferita che continua a respirare.

Abbiamo creduto che ricordare fosse un atto della mente.
Ma è il corpo che ricorda per primo.
La pelle è il suo linguaggio più antico.
Ogni cicatrice è una frase incompiuta.
Ogni carezza, una riscrittura.
Ogni assenza, un vuoto che pulsa.

Non esiste oblio sulla pelle.

Solo stratificazione.
Tempo su tempo.
Corpo su corpo.
Presenza su assenza.
La pelle diventa mappa.

Un territorio dove il passato non è passato,
ma materia viva.
E allora toccare
non è un gesto.
È un atto di lettura.

Leggere ciò che è stato inciso,
ciò che è stato tolto,
ciò che ancora resiste.
La pelle della memoria
non protegge.
Espone.

E in questa esposizione
si rivela la verità più fragile:
che siamo fatti
di ciò che ci ha attraversato.

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